Forum Cinema Smeraldo: Intervista (1987) - Forum Cinema Smeraldo

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Intervista (1987) di Federico Fellini Vota Discussione: -----

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Inviato 12 October 2009 - 12:23 AM

INTERVISTA

Immagine Postata

E' un film decisamente complesso, nonostante la falsamente modesta definizione che Fellini stesso ne dà: un filmetto. O meglio è un filmetto forse, ma lo è intrinsecamente e coscientemente, punto quasi culminante di un processo di sperimentazione puramente artistica nel cinema che da molti è stato visto più che altro come la caduta di una stella cometa! Premetto che io già tendo alla sovrainterpretazione, su questo film mi sono proprio sbizzarrito!

Da una parte l'ossessione per l'America di Kafka, rappresentazione perfetta del corso del mondo moderno che pure è rappresentato solo come scongiuro, come gesto apotropaico (si vedono solo i provini, dove però si vede tutto il consumo delle sardine di Robinson, l'annegamento del benessere adipico di Brunelda e la mania sessuale di Delamarche), dall'altra la magica nostalgia del passato (Mandrake Mastroianni e la Dolce Vita), e in mezzo un gioco continuo di decostruzione del mistero del cinema, dell'immagine registrata, dell'immagine vivente, della finzione, della realtà (quando l'aiuto regista dice "non si fa più" e tutta la scenografia viene portata via, e poi tutti i passaggi temporali, narrativi e anche solo di posizione, davanti o dietro la mdp, l'io penso, che la forma del non-racconto porta con sè).

Ci sono almeno 3 piani infatti che si intersecano: la vita di Fellini, l'intervista e il facimento del film con Rubini che poi è l'attuale passato di Fellini stesso, ricostruito al solito nella fantasia. Proprio l'Intervista che dà il titolo al film è il pretesto per dimostrare la sostanziale finzione del tempo chronos, del tempo borghese e moderno, tecnico, unità di misura, in nome di un tempo puro aion, di una memoria plasmata da un Io che differisce sempre da sè stesso come solo l'artista può permettersi di essere. Il film è sull'io di Fellini, eppure nella decostruzione l'io si incrina e dissolve nei frammenti dei 3 piani, nei dialoghi superficiali ma semplici dei romani (m'ha detto embè, e io jo detto embè de chè??), nella mania indagatoria dei giapponesi, nella giustapposizione di Rubini e Fellini, del prima e del dopo, del vero e del falso, del sublime e del volgare (per la gioia di maldoror, la scena di cui ho messo l'immagine dove in un cielo celeste due muratori si mandano a prenderlo nel culo), del film e della vita (mastroianni e anita ekberg che rivedono la dolce vita in una pura magia cinematografica).

La tempesta finale, che costringe "gli artisti" nel loro girare il film a rifugiarsi in un camion o sotto un telo di plastica, dove vengono aggrediti da indiani armati di antenne della TV, è il culmine del climax poetico e del contrastro fra un interiorità magica atemporale coll'esteriorità fredda e tremenda del futuro, del moderno. Tutto ciò che rimane, che si salva sono degli attori, dei simulacri, delle finzioni, il mondo delle apparenze, dell'illusione poetica. Quando il regista però dice stop tutti obbediscono, anche gli indiani calano le antenne, gli attori si animano in una festa prenatalizia di commiato, prende il sopravvento il mistico silenzio che accompagna le note finali di ogni film di Fellini, il silenzio di chi non ha altro da dire. Ultima immagine sarà un teatro (quello del cielo dipinto, il teatro 5), vuoto, che un raggio di luce illumina con una tenue speranza, un ciak scatta, la finzione continua, per sempre.


Praticamente non è neanche un film alla fine, necessariamente, e di conseguenza è una perla misteriosa e di rara bellezza, è difficilissimo da sopportare ed ancor di più da apprezzare, io ci ho messo 2 anni e 3-4 visioni oltre che molte altre esperienze parallele. Non stupisce che sia così vituperato, come tutto l'ultimo periodo di Fellini. A questo proposito peraltro prendo in prestito le parole di Kundera è stato molto chiaro ed ha più autorità di me:

"Quel che mi ha sorpreso nel caso di Fellini e' proprio che con lui abbiano fatto cosi' presto. Un disinteresse cosi' brutale, cosi' esplicito. A riprova del fatto che di tutte le arti il cinema e' la piu' fragile. Bisogna tuttavia riconoscere che la Grande biblioteca dell' Arte visiva ridotta in cassette qualche Fellini lo ha pur lasciato entrare: La Strada, per esempio, La dolce vita, Amacord; ma non Satyricon, e neanche Roma, ne' Casanova, ne' Prova d' orchestra, ne' La citta' delle donne, ne' E la nave va, ne' L' intervista. Tutti film, questi ultimi, che gettano uno sguardo magicamente imaginifico, e al tempo stesso terribilmente lucido, sul mondo moderno, sulla sua sessualita' grottesca, sul suo rimbecillimento, sul suo esibizionismo voyeurismo istituzionalizzato, sul suo femminismo castratore, sulla sua tecnica incontrollabile, sul suo antiedonismo camuffato, sulla puerilita' del suo pensiero pubblicitario che penetra ormai di se' il pensiero tout court. I film dell' ultimo periodo di Fellini rappresentano il culmine dell' arte moderna: l' immagine, io penso, che meglio di ogni altra rivela il nostro mondo quale esso e'. Cosa aggiungere? Che in un mondo che non vuole piu' conoscere Fellini mi imbarazza un poco essere letto... I film di Fellini sono il punto più alto dell'arte moderna"
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