Forum Cinema Smeraldo: Barry Lyndon - Forum Cinema Smeraldo

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Barry Lyndon Vota Discussione: ****- 1 Voti

#1 L   Marvel-b0y Icona

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Inviato 23 May 2004 - 12:13 PM

Ciao, qualcuno di voi percaso conosce come si chiama quella marcia di Barry Lindon, che si sente in diverse parti del film....in modo particolare tutte le volte che marcia nell'esercito? Ho provato a cercare nella colonna sonora su internet ma non so quale sia tra tutte quelle canzoni....può darsi sia una vecchia marcia inglese?


Se qualcuno di voi può aiutarmi....aspetto con trepidazione il suo intervento!

Ciaooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Messaggio modificato da sangfroid il 25 November 2007 - 01:09 PM

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#2 L   jackie Icona

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Inviato 26 May 2004 - 09:52 PM

Io l'ho ed è facilissima da trovare. Difatti le due più famose di Barry Lyndon son "Women of Ireland" e quella che cerchi tu, la "Sarabande". Semmai avessi ancora problemi, te la passo.
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#3 L   Simia_Mendax Icona

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Inviato 08 July 2004 - 01:29 PM

Credo marvel intendesse la marcia dei granatieri inglesi... :occhi
Ah cmq salve a tutti! :D :p
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#4 L   vitacri Icona

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Inviato 08 July 2004 - 11:41 PM

Simia_Mendax, su 8 Jul 2004, 14:29 , detto:

Ah cmq salve a tutti! :D :p

benvenuta
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#5 L   Friedrich Icona

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Icona Messaggio  Inviato 31 March 2005 - 07:57 PM

In Barry Lindon c'è la Hohenfriedberger Marsch composta da Federico il Grande :D
e poi anche la British Grenadiers.

http://it.groups.yah...dericoilGrande/

Era avanti!

Messaggio modificato da Friedrich il 31 March 2005 - 07:58 PM

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#6 L   amosgitai Icona

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Inviato 25 November 2007 - 04:56 AM

Trama
Nell’Irlanda del XVIII secolo, Redmond Barry, è un giovane di una nobile famiglia in declino costretto a fuggire dalla giustizia a causa di un duello vinto contro un ufficiale inglese, reo di voler sposare sua cugina da lui amata. Sulla strada verso Dublino, Redmond viene derubato delle 20 ghinee donategli dalla madre e si vede così costretto ad arruolarsi nell’esercito inglese. Deluso dalla vita militare, mediante uno stratagemma, riesce a disertare ma viene presto scoperto da un capitano dell’esercito alleato prussiano e obbligato ad arruolarsi nel suo esercito. Qui, si comporta eroicamente salvando la vita del suo capitano che, riconoscente, lo nomina ad incarichi di governo. Il suo compito sarà quello di spiare il cavaliere di Balibari che però diverrà subito suo intimo amico. Un giorno, risoluto a prender moglie, inevitabilmente ricca in modo da assicurarsi un avvenire sereno, incontra Lady Lyndon, moglie di un nobile anziano ed invalido. Alla morte di quest’ultimo, sposa la donna. La sua vita aristocratica però sarà piena di complicazioni, tra le quali, il difficile rapporto con il figliastro, Lord Bullingdon, che lo accusa di essere un infedele plebeo arrivista.

Recensione
“Barry Lyndon” rappresenta una sfida colossale per Stanley Kubrick: descrivere un intero secolo attraverso l’ascesa e declino di anti-eroe, un disonesto vanaglorioso, opportunista arrampicatore sociale nell’Europa del ‘700. Impresa alla quale dedicò più di un anno in una ricerca maniacale di numerosi testi e musica del secolo. Il romanzo di William Makepeace Thackeray diviene così solo lo spunto per la sua storia, accomodato alla sua volontà di creare qualcosa di “storico”, dopo il fallito progetto sulla figura di Napoleone. Dal punto di vista visivo, si è di fronte ad un autentico capolavoro di arte figurativa, ispirato ai pittori dell’epoca così nella realizzazione dei personaggi e delle scenografie. Il colonnello John Hayes St. Leger e Lord Heathfield, ambedue di Joshua Reynolds, diventano il capitano Grogan e Raymond Barry; dalla Lady Sheffield di Gainsborough partorisce Lady Lyndon; il quadro Malvern Hall di Constable preso a prestito per la residenza inglese dei Lyndon.
Le riprese delle scene, soprattutto per quelle problematiche degli interni, illuminati dalle luce delle finestre di giorno e quella delle candele di notte, non ha avuto alcun ausilio artificiale. Kubrick ha voluto rappresentare la realtà così come viene percepita dall’occhio umano. E qui venne in aiuto al regista un obiettivo particolare appena prodotto dalla Carl Zeiss su esplicita richiesta della NASA, che voleva adoperarlo per le missioni lunari. Un lavoro di illuminazione e di messa a fuoco da parte di John Alcott e Stanley Kubrick il cui risultato è comprensibile solo durante la visione del film. Altro elemento fondamentale di “Barry Lyndon” è rappresentato dalle musiche che si fondono come elementi essenziali grazie al preciso lavoro di adattamento e di direzione realizzato da Leonard Rosenman. L’inizio del film parte con gli archi ed il clavicembalo in "Sarabande" di Haendel, che si ripresenterà in differenti rivisitazioni più volte nell'arco del film, accompagnando il tema centrale di tutto il film: il cammino di Barry Lyndon, un orgoglio che lo porterà ad una vita di ricchezza, una superbia che lo porterà alla tragedia. Le gioconde ballate irlandesi (quella dei Chieftains vinse anche l’Oscar), ravvicinano all’Irlanda, luogo di origine di Barry Lyndon. Le imponenti marce mozartiane vivono in simbiosi con il realismo e la violenza delle scene di guerra. Senza dimenticare le musiche di Schubert, Vivaldi, Bach. Ognuna ad esaltare un particolare momento della storia.
Kubrick tratta il film con freddezza ed assoluta distanza per non cadere in moralismi assolutamente leciti. Ed è alla voce narrante, sarcastica nei confronti di Barry, in italiano, di Romolo Valli (un doppiaggio impeccabile grazie alla presenza tra gli altri di Giancarlo Giannini ed Oreste Lionello) che riesce a chiarire le parole di un libro non contenute nei dialoghi.
“Barry Lyndon”, pur illustrando un periodo noto come Età dell’Illuminismo, testimone di cambiamenti culturali dettati dalla ragione, è un film collocabile idealmente nel periodo del Romanticismo. Pur essendo sviluppato in maniera fredda e razionale, sono i sentimenti, quali il dolore, l’amore, il rispetto ad essere protagonisti. Un film che dunque, pur adoperando metodiche del tutto razionali, si lascia trascinare dai sentimenti, che tuttavia saranno causa di disgrazia per i suoi personaggi. Film come “Barry Lyndon” rivelano come il cinema sia arte, o meglio, perfetta coesione delle diverse rappresentazioni di essa.

Voto: 9,5
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#7 L   sangfroid Icona

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Inviato 25 November 2007 - 01:15 PM

amosgitai, per favore, quando hai intenzione di aprire un nuovo topic, consulta questo elenco, così se c'è già, posta nei rispettivi topic.
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#8 L   masetto Icona

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Inviato 09 January 2009 - 01:03 PM

<< Barry Lyndon è un rarissimo esempio di film ambientato in un'epoca del passato che gli storici, anche i più pignoli ed esperti, rispettano e apprezzano. [...]
Il film è una trasparente analisi del funzionamento del capitalismo. E in questo è una lettura lucidissima della storia moderna. Kubrick sceglie il 700 come paradigma chiudendolo sì nel 1789, quando la Rivoluzione Francese sta per sconvolgere alcuni valori consolidati, ma chiarendo perfettamente come i meccanismi sociali e i rituali in base ai quali l'individuo conquista (o perde) il proprio posto nel mondo siano rimasti i medesimi. D'altronde, siamo in Inghilterra, nel regno di Giorgio III: gli inglesi, la loro rivoluzione borghese, l'avevano fatta nel '600, e nel '700 ne stavano facendo un'altra, altrettanto importante, quella industriale, il '700 è il «luogo» dove si forma il mondo moderno: sì, sarà il secolo dei Lumi, ma soprattutto è il secolo delle fabbriche, del denaro, dei rapporti di produzione, degli imperi che toccano il proprio apogeo (dalla fine della Guerra dei Sette Anni, 1763, alla rivoluzione americana, 1776, quello inglese raggiunse il massimo della sua estensione). Ed è anche il secolo in cui nasce l'industria culturale che oggi conosciamo, con i giornali, i primi romanzi a grande tiratura, la pittura accessibile ai borghesi: un tema magari «di sfondo», ma che a Kubrick interessa moltissimo. Basti vedere come insiste sui quadri che Barry acquista per rendersi socialmente rispettabile, e come costruisce il film su un vero e proprio catalogo di citazioni pittoriche (se siete appassionati di pittura settecentesca questo film vi stregherà: ci sono tutti, da Gainsborough a Reynolds, da Zoffany a De La Tour, per non parlare di Hogarth che con i suoi «cicli», come The Rake's Progress, è anche una fonte tematica, oltre che figurativa). >> Da L'Unità

<< Dietro il ritratto di un eroe ambiguo c’è la descrizione di una società violenta, classista, che nasconde profonde miserie con la maschera dell’eleganza e del perbenismo. Basato su un romanzo di William M. Thackeray ( sceneggiato da Kubrick ), fu quasi un disastro al botteghino: dietro l’eccelso splendore formale ( straordinari i suoi lenti zoom all’indietro che a partire da un particolare svelano il panorama o la scenografia che lo circonda ) non fu apprezzato il pessimismo diffuso sulle possibilità dell’uomo di conquistare un reale progresso. Ogni scena è stata girata con luce naturale, compresi gli interni rischiarati solo da candele e lumi a olio: per farlo, Kubrick ha adattato alla macchina da presa un obiettivo creato dalla Zeiss per le foto scattate dai satelliti Nasa. >> Dal Mereghetti

<< Kubrick studia i suoi personaggi come un entomologo analizza le sue farfalle al microscopio. Non c'è partecipazione, né pietas verso i protagonisti del film e alla fine il cartello con cui si conclude il film (I fatti narrati accaddero durante il Regno di Giorgio III: belli o brutti, ricchi o poveri, buoni o cattivi, tutti hanno avuto la stessa sorte) appare come un commento sardonico e disperatamente nero sulle miserie umane. >> Da tempimoderni.com

<< Portentosa ricostruzione d'ambiente. La fotografia, ormai leggendaria, di John Alcott, la scenografia, i costumi, la scelta ma soprattutto la collocazione degli attori, il montaggio tagliato sulla musica di Bach, di Haendel, delle cantate irlandesi e delle marce militari. Una ricreazione d'epoca come raramente il cinema ci ha dato: i paesaggi di Constable, i ritratti di famiglia di Reynolds, il grottesco di Hogarth, la natura fremente di Gainsborough. E ancora l'intimismo di Chardin, la celebre luce di candela di Georges de la Tour, i colori freddi e ritagliati delle battaglie della pittura tedesca. In questi spazi ideali e carichi di rinvii classicamente ideali, Kubrick colloca i personaggi. Con una precisione millimetrica, i gesti composti esattamente, le espressioni dettate, la luce (sia essa solare o di un interno) che viene a ammorbidire tanta perfezione, a riagganciarla con la realtà: il dettaglio di una bava di brezza che increspa lo stagno, lo sguardo perduto dell'avventore di una taverna. La bellezza assoluta. Ma mai, ed ecco la chiave di lettura di Barry Lyndon, fine a se stessa. Perché questa bellezza è l'arma per un discorso ben preciso. L'estasi contemplativa alla quale c'incita Kubrick non è altro, infatti, che l'immagine perfetta che un'epoca ha voluto darsi. Non si tratta, dapprima, che dello splendore esterno dei paesaggi. Ma in questi s'inserisce ben presto l'immobile staticità dei gesti, il conformismo dei comportamenti. Poi l'impassibilità delle espressioni dietro le maschere. Le ciprie, le parrucche, i nei ed i belletti che, progressivamente, cancellano l'uomo. E il trionfo del perbenismo e dell'ipocrisia, delle belle maniere dietro alle quali si nasconde tutta la volgarità e la corruzione dell'uomo. >> Fabio Fumagalli

Non mi ha convinto l'interpretazione di Ryan O'Neal, che trovo piuttosto legnoso. Ma forse è Kubrick che l'ha voluto così, "gelido" come tutto il film.
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#9 L   Anatra_di_gomma Icona

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Inviato 09 January 2009 - 02:00 PM

In assoluto il film di Kubrick che preferisco. Fotografia, maniacale ricostruzione di ogni dettaglio, luci, montaggio, ogni cosa qui sfiora la perfezione. Un film che non smette mai di affascinare. Arte assoluta del cinema. Lo dico pur non ritenendo Kubrick il più grande regista mai esistito. Lo dico pur non tollerando certi suoi film entrati nella leggenda e nella memoria collettiva. Qui si tratta di dati oggettivi. E oggettivamente questo film è arte quanto un'opera di Leonardo, un album di Bob Dylan o una scultura di Michelangelo.

L'interpretazione di O'Neal direi che rientra in quanto già detto su Kubrick e la fredezza dei suoi personaggi.
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#10 L   dani79 Icona

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Inviato 16 June 2009 - 06:48 PM

Formalmente un film che più di ogni altro (chiaramente per quanto ho visto io) si avvicina alla perfezione tecnica.
Tutti i comparti tecnici (scenografia, costumi, musiche) sono stati gestiti al meglio, d’altronde si sa quanto sia stato maniacale Kubrick nella preparazione di ogni sfumatura abbia caratterizzato le sue opere, ma qui lo è stato forse di più che in ogni altra circostanza.
Ma non è che sia molto inferiore la storia e la narrazione che segue passo passo l’evoluzione del protagonista, i suoi spostamenti per l’Europa, i cambiamenti dei suoi atteggiamenti.
Un grande film.

Sull'interpretazione di O"Neal sono completamente d'accordo il buon Anatra.
Se non avesse recitato come voleva Stanley sarebbe stato sicuramente silurato nel giro di pochi giorni!
Partendo da questa convinzione, ne consegue che non può aver fatto male, avendo rispettato le consegne.
:tongue:
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